A Padre Hugo Rios il Premio La Pira

Il giorno 21 novembre 2010 il Centro Studi “G. Donati” di Pistoia ha conferito a Padre Hugo Rios il premio “Giorgio La Pira” in occasione della XXVIII “Giornata Internazionale della Pace, della Cultura e della Solidarietà”. Si tratta di un riconoscimento prestigioso che in passato ha visto premiate figure di primissimo piano come l’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, giornalisti come Enzo Biagi, poeti come Mario Luzi, scienziati come Rita Levi Montalcini, pacifisti come il premio Nobel Adolfo Peres Esquivel. 
Padre Hugo entra così a far parte del novero di personaggi che hanno saputo dedicare una vita intera ai più deboli, come Madre Teresa di Calcutta che ricevette il Premio La Pira nel 1995, il cardinale Glemp, primate di Polonia, che lo ricevette nell’anno 2000 ed il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, premiato nel 2009.

Quest’importante iniziativa si pone l’obiettivo di celebrare gli  “eroi del nostro tempo”, quegli uomini e quelle donne  che, in tutti i campi e a qualunque livello, hanno deciso di porsi al servizio degli altri operando instancabilmente per la promozione della giustizia, della conoscenza e del bene comune.  Un posto speciale è sempre stato riservato agli esponenti del mondo religioso che, a ogni livello, si sono distinti per il loro impegno pastorale e per l’attenzione verso i più umili e i più deboli. Così, anche il nostro Padre Hugo ha ricevuto un prestigiosissimo riconoscimento per il suo umile, preziosissimo impegno a favore dei bambini di Kimbondo. Per noi si è trattato di un giorno misto di felicità ed orgoglio. Solo chi lo conosce può capire quanto Padre Hugo meriti questi riconoscimenti.

Premio la pira Padre Hugo

 

Il discorso di Padre Hugo

Sono molto onorato di essere stato invitato in questa città, oggi. Un giorno importante in cui si celebrano i valori della Pace, della Cultura e della Solidarietà, valori di cui Giorgio La Pira, ispiratore di questa giornata, è stato interprete illustre.
Mai come adesso è attuale il suo messaggio: la difesa dei deboli; il bisogno infinito di amore e di libertà; il suo grido di dolore contro l’ingiustizia e l’oppressione; il forte richiamo alla luce per vedere il bene che è in noi; l’esortazione a “Fare”, a svolgere ognuno il proprio compito. Io ringrazio il Centro Studi “Giuseppe Donati”, nella persona del suo Presidente, per avere promosso questa giornata e avermi dato l’opportunità di incontrare personalità impegnate a diffondere lo spirito della democrazia e della tolleranza, personalità che operano quotidianamente per il bene comune, promuovendo la conoscenza e i valori alti della vita.
E’ un tempo difficile questo! Una situazione internazionale drammatica sul piano dell’economia, che acuisce i contrasti e le differenze fra i paesi ricchi e quelli poveri del Terzo Mondo, in un quadro di guerre diffuse che alimentano la violenza e la miseria.
In questo contesto, l’esortazione a “Fare” di Giorgio La Pira assume tutta la sua importanza e la sua urgenza.
Noi non potremo mettere fine alle guerre e non potremo salvare i milioni di bambini che muoiono per denutrizione e malattie; noi non potremo impedire che centinaia di milioni di profughi vaghino in terre sconosciute per sfuggire alla violenza e alla fame; ma, anche se non potremo fare molto per fermare tutto questo, noi dobbiamo continuare a svolgere la nostra opera quotidiana per la costruzione di un mondo senza barriere, basato sulla solidarietà, sulla giustizia sociale, sul rispetto dell’altro.

Dobbiamo guardare ad un mondo in cui siano salvaguardati i diritti primari della persona: il diritto al cibo e all’acqua; il diritto alle cure mediche adeguate e gratuite; il diritto all’istruzione; il diritto al lavoro.
Dobbiamo costruire la Pace! Una Pace che non può essere disgiunta dalla giustizia, dalla verità, dalla non violenza. Dobbiamo percorrere tutti insieme sentieri già tracciati da altri, guardare ad esperienze di vita che sono esempio di impegno civile, morale, religioso.
Penso allo spirito con cui Giorgio La Pira ha vissuto il suo impegno politico; penso alla scuola dei poveri, quella di don Milani; penso alla “Teologia del volto” di don Tonino Bello, che l’ha intesa e celebrata come incontro e accoglienza dell’altro, del diverso da me.
Durante il volo che mi ha portato in Italia, ho avuto modo di leggere una poesia del Vescovo di Molfetta, un brano in cui ci esorta a metterci, come i pastori, in cammino per Betlemme, e “…se invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino,…” ci dice don Tonino, non dobbiamo pensare di avere sbagliato il percorso, perché il Signore è lì, nel volto di quel bimbo, nella solitudine di chi soffre, nello sguardo impaurito di chi è oppresso.
Nella nostra pediatria accogliamo tutti i giorni tanti nuovi bimbi, segnati dalla fame, dalla malattia, dalla violenza: molti muoiono e molti si salvano; il loro numero è in crescente aumento e anche le difficoltà.
Molti dei nostri amici, amici della pediatria di Kimbondo,  persone che ci aiutano e ci vogliono bene, ci ricordano – a volte - elementari regole economiche, secondo le quali occorre porre un freno, un limite all’accoglienza dei bimbi, quasi un numero chiuso, per non pregiudicare le possibilità di sopravvivenza dell’ospedale.
A questi amici io dico sempre, che la vita è come la foresta, impenetrabile e buia, dove mentre l’attraversi non puoi sapere cosa troverai più avanti. E più avanti, a volte, c’è appunto la fragilità di un bambino; un bimbo malato, abbandonato, violentato, e allora mi chiedo: come posso non accoglierlo, abbracciarlo, curarlo?
Ecco, perché adesso io dico con forza che l’importante è “Fare”, come ci esorta Giorgio La Pira; l’importante è muoversi, mettersi in cammino senza paura, andare là, a Betlemme, come ci ricorda nei suoi versi don Tonino Bello.