Kimbondo
IERI
Arriva per tutti il giorno in cui la coscienza ti presenta il conto. Per me quel giorno cominciò una decina di anni fa di fronte ad un cancello aperto, al fianco del quale era posto un cartello: “Pediatrie de Kimbondo”. Dietro quel cancello ho visto situazioni, ho udito racconti e conosciuto persone che hanno cambiato la mia vita. Credo che vivere l’esperienza di Kimbondo, conoscere Padre Hugo ed i suoi bambini sia un dono di Dio. Quei pochi giorni passati alla Pediatria hanno segnato il mio carattere, mi hanno insegnato a riflettere, a perdere le certezze più comode. Conobbi una donna che, dopo avere dato vita all’ospedale, con fierezza combatteva gli acciacchi della età avanzata, consapevole di dovere dare ancora molto. Conobbi un uomo nobilissimo, straordinario, che nel suo corpo minuto racchiudeva uno spirito grandioso. Fondendo le sue due anime di medico e sacerdote, mi disse: “ non ho abbastanza per combattere la morte, ma faccio di tutto affinché le creature lascino questo mondo con dignità, stringendo una mano amica”. Vidi bambini che giacevano a due o più su un lettino, senza lenzuola, denutriti, evidentemente sofferenti, con occhi che non chiedevano niente alla vita, perché non avevano mai iniziato a vivere una vita da bambino.
OGGI
Da allora molto è cambiato, oggi alla Pediatria di Kimbondo si lotta contro la morte e spesso si vince. Il livello di dignità che tanto sta a cuore a padre Hugo, si è di molto elevato. Si mangia tutti giorni e le strutture sono cresciute in quantità e qualità. Dalla coltura di frutta, verdure e cereali, dall’allevamento di animali, si ottiene parte del fabbisogno alimentare, ma l’emergenza non cessa mai. Ogni giorno nuovi sfortunati ospiti varcano la soglia di quel cancello e Padre Hugo li accoglie senza porsi il problema di come sfamare una bocca in più, di dare un futuro ad un nuovo figlio. E a chi gli fa notare che sono già tanti i problemi per far sopravvivere la Pediatria, egli risponde: “Vedrete, che qualcosa succederà” ed ogni volta, qualcosa succede. Lui non se ne meraviglia, perché sa che la fede paga, sempre. Ed ecco che negli anni si sono moltiplicati gli amici della Pediatria di Kimbondo, gente che contribuisce come può. Volontari che donano il loro tempo, altri che mettono a disposizione, o raccolgono, fondi e materiali necessari ad affrontare i problemi quotidiani senza perdere di vista la crescita della struttura. Al dicembre 2009 i piccoli ospiti di Kimbondo sono oltre seicentocinquanta, e tutti sono lì con la sola speranza di sopravvivere: in questo posto sperduto, che pur essendo luogo di sofferenza e sebbene si trovi al centro dell’inferno, è uno spicchio di Paradiso, Santi compresi.
DOMANI
Il futuro di Kimbondo è legato ad una costante incertezza. A chi chiede cosa si può fare per aiutare padre Hugo, viene da rispondere: “TUTTO”. L’emergenza rappresenta lo standard quotidiano, e mentre si lotta per risolvere i mille problemi di oggi, non si perde la speranza di dare un motore sempre migliore a questa autentica macchina dell’amore verso il prossimo. Per far diventare la Pediatria una struttura capace di abbassare drasticamente il tasso di mortalità, è necessario disporre di nuove infrastrutture in grado di assicurare sempre maggiore efficacia ed autonomia. Primo tra tutti, il centro trasfusionale, che, se fosse stato in funzione, nel solo 2009 avrebbe permesso di salvare ben più di 100 bambini.




